L'attività di credito al consumo in Italia è regolata da una serie di norme volte a fissare diritti e doveri di operatori e clienti. In particolare, la legge 142 del 1992 recepisce, all'articolo 18, le direttive del Consiglio della Comunità Europea, definendolo come la concessione, nell'esercizio di una attività commerciale o professionale, di finanziamenti a favore di una persona fisica per scopi estranei all'attività professionale svolta. La legge 154 del medesimo anno stabilisce importanti leggi sulla trasparenza dei servizi bancari e finanziari, fissando precisi obblighi di informazione nei confronti dei clienti anche in fase promozionale; e il decreto legislativo 385 del primo settembre 1993 (anche noto come Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) fissa per gli operatori l'obbligo di iscrizione in appositi elenchi. Ancora, la disciplina del credito al consumo è integrata dalla legge 108 del 1996, che sancisce i criteri per stabilire la soglia massima dei tassi di interesse oltre la quale scatta il cosiddetto "tasso d'usura". Tra le norme che regolano questa forma di credito, ricordiamo anche la legge 52 del 1996 che identifica e proibisce le clausole vessatorie, il decreto legislativo 196 del 2003 in tutela della privacy, e il codice deontologico pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 300 del 23 dicembre 2004, che fissa le regole di buona condotta per i sistemi informativi volti a classificare l'affidabilità dei clienti e la loro puntualità nei pagamenti. Più recentemente, infine, anche l'Ue ha emanato la direttiva 48 del 2008.